venerdì, 04 luglio 2008
Exploré los inhabitados recintos y corregí: Los dioses que lo edificaron han muerto. Noté sus peculiaridades y dije: Los dioses que lo edificaron estaban locos. Lo dije, bien lo sé, con una incomprensible reprobación, que era casi un remordimiento, con más horror intelectual que miedo sensible. A la impresión de enorme antigüedad se agregaron otras: la de lo interminable, la de lo atroz, la de los complejamente insensato. Yo había cruzado un laberinto, pero la nítida Ciudad de los Inmortales me atemorizó y repugnó. Un laberinto es una casa labrada para confundir a los hombres; su arquitectura, pródiga en simetrías, está subordinada a ese fin. En el palacio que imperfectamente exploré, la arquitectura carecía de fin. Abundaban el corredor sin salida, la alta ventana inalcanzable, la aparatosa puerta que daba a una celda o a un pozo, las increíbles escaleras inversas, con los peldaños y balaustrada hacia abajo. Otras, adheridas aéreamente al costado de un muro monumental, morían sin llegar a ninguna parte, al cabo de dos o tres giros,en la tiniebla superior de las cúpulas.
(Borges, Jorge Luis. El inmortal, in El Aleph, 1949)
Era una costruzione veramente singolare, cresciuta senz'ordine in tutte le direzioni come una colata vulcanica: non si capiva se opera di molti architetti fra loro discordi, o di uno solo ma matto. Il nucleo più antico, ormai sopraffatto e soffocato da ali e corpi fabbricati confusamente più tardi, consisteva di un blocco di tre piani, suddivisi in camerette forse già adibite a uffici militari o amministrativi. [...]
Della Casa Rossa le scale costituivano l'elemento più ossessivo. Se ne trovavano in abbondanza, nello sterminato edificio: scale enfatiche e prolisse che conducevano ad assurdi stambugi pieni di polvere e di ciarpame: altre strette e irregolari, interrotte a metà da una colonna tirata su alla brava per puntellare un soffitto pericolante; frammenti di scale sbilenchi, biforcuti, anomali, che raccordavano piani sfalsati di corpi adiacenti. Memorabile fra tutte, lungo una delle facciate, uno scalone ciclopico, che saliva per quindici metri da un cortile invaso dall'erba, con scalini ampi tre metri, e non conduceva in nessun luogo.
(Levi, Primo. La tregua, 1963)
Poscritto (già che ci siamo...)

Escher, Maurits Cornelis. Relatività. 1953
giovedì, 03 luglio 2008
Ecco, Silvio, colei ch'in odio hai tanto,
eccola in questa giusa
che la volevi a punto.
Bramastila ferir: ferita l'hai;
bramastila tua preda: eccola preda;
bramastil'alfin morta: eccola a morte.
Che vuoi tu più da lei?...
Un più sul registro a chi coglie la citazione letteraria.
Un 8 a chi coglie sia la citazione letteraria che quella musicale.
mercoledì, 02 luglio 2008
In Gran Bretagna, grazie all'analisi genetica degli embrioni, i medici sono riusciti ad evitare che una bambina ricevesse la tara ereditaria di un tumore al seno. Sdegno della Chiesa: "Rimetteteglielo subito."
In Italia, invece, il ministro dell'Istruzione Maria Stella Gelmini punta a reintrodurre il grembiule (o direttamente la divisa) all'interno delle scuole. Con la scusa di evitare che gli studenti vadano a lezione coi vestiti griffati. Dal Corriere:
Tutto nasce dalla una proposta lanciata da Gabriella Giammarco (Pdl), una delle più giovani parlamentari italiane: perché non far indossare di nuovo il grembiule ai bambini? Perché no, risponde il ministro, non solo per un fatto di decoro ma anche per una ragione sociale. Non è molto educativo che i ragazzi siano costretti fin dalla giovanissima età ad una continua sfida all’ultima griffe tra i banchi di scuola.
Tipico ragionamento fascista, perché:
a) la divisa fin dalla giovane età è un modo classico per rendere naturale l'intruppamento. Chi indossa un'uniforme fin da piccolo, reputa appunto l'uniformità come un dato di fatto, perché gli è stato inculcato quando non aveva le risorse culturali per porsi dei dubbi.
b) se le griffes sono vanitas vanitatis, ai ragazzi deve esser dato modo di comprenderlo in modo critico. Dovrebbero cioè avere le capacità di formulare un ragionamento che metta in dubbio la necessità della "sfida" descritta dalla Gelmini. Se, invece, si impone loro un altro capo di vestiario in modo coercitivo, questo è fascismo. Anche perché pare un'ammissione: che sia preferibile ordinare piuttosto che creare generazioni preparate intellettualmente (quindi potenzialmente critiche verso il potere). Da questo punto discende che
c) l'imposizione di una divisa, di un'uniforme è un modo per schiacciare la creatività individuale. È un argomento che ormai dovrebbe essere dato: l'abito è un forte mezzo di comunicazione che rivela agli altri un aspetto di noi. Noi siamo comunicati dall'abito: è un rapporto passivo che può essere però bilanciato dalla propria personalità, che sfrutta le potenzialità del comunicatore.
Quando, però, la griffe prende il sopravvento, il fragile equilibrio si spezza. L'individuo è tale perché indossa (o non indossa) la marca. L'abito lascia al brand la comunicazione.
Essendo il brand standardizzato, non si ha più una comunicazione tra individui in parte diversi, bensì una bipartizione tra "noi" (che vestiamo la griffe) e "loro" (che non la vestono). Ecco sopraggiungere un livello primitivo di appartenenza.
La divisa non si discosta quindi molto dalla griffe. Nike od Adidas, Harvard e Yale: sono appartenenze che nascono, in effetti, da feticci: si appartiene ad un nome, ad un'idea astratta che ci opponga a qualcun altro. Abbiamo veramente bisogno di sentire l'appartenenza ad una scuola? Secondo il ministro, sì:
«I problemi dell’istruzione oggi sono altri - dice la Gelmini - ma credo che tutte le iniziative che i singoli istituti prenderanno nella propria autonomia per promuovere la dignità e i valori della scuola, compreso l’orgoglio di appartenere al proprio istituto, anche attraverso l’adozione di regole sull’abbigliamento o di una divisa, siano iniziative utili».
A me, invece, il ragionamento pare scorretto per due motivi:
in primis, per i motivi suddetti (della cui probabile grossolanità d'esposizione chiedo scusa a chi si occupa seriamente di semiotica et similia). L'appartenenza di questo genere, imposta, ha un senso pressoché fascista perché crea un fazionalismo irragionevole ed inutile, oltreché potenzialmente perniciosa.
in secundis perché, se un senso di orgoglio deve esserci, deve essere l'orgoglio di aver avuto, nel proprio istituto, una valida educazione. L'aver avuto buoni insegnanti, un ambiente stimolante dove sviluppare le proprie idee per prepararsi a ciò che verrà una volta lasciata alle spalle la porta da cui si è entrati per tanti giorni: questo è l'orgoglio che credo sia necessario. Un orgoglio che però si raggiunge tramite incentivi allo studio ed all'interesse, non tramite le divise.
lunedì, 30 giugno 2008
Finale degli Europei 2008: Spagna batte Germania 1-0. Re Juan Carlos, comunque, si era premunito. Nella foto, confida a Platini: "Anche se la Spagna perde, oggi pomeriggio ho puntato alla SNAI sulla Germania."
Ma c'è chi non è interessato al calcio. Nella foto sottostante, il XVI convegno dei cacciatori di zanzare a Bari.
giovedì, 19 giugno 2008
Gaffe nel tema d'italiano per la maturità di quest'anno.
Non è la prima: l'anno scorso, ad esempio, ci fu la svista su Dante. Se chi fa le tracce non sa neanche di che parla, perché fare questo test odioso ed inutile? Per assurdo, perché io dovrei sapere cose che non sa chi partecipa al mio giudizio? (Chi può giudicare ciò che so?)
Comunque, dicevamo, gaffe. Ma il ministro Maria Stella Gelmini è già sul piede di guerra. "Inammissibile che non si sappia che Montale era una donna", avrebbe dichiarato.
lunedì, 16 giugno 2008
Stasera Austria-Germania. Le quotazioni:
Austria 4,61
Germania 2,03
Anschluss 3,86
mercoledì, 04 giugno 2008
domenica, 25 maggio 2008
Maroni: "Il razzismo? Colpa anche di chi delinque". Che profondità d'analisi!
Testuale:
Episodi di questo tipo talvolta sono alimentati dai delitti commessi dai clandestini. Nomadi che rapiscono neonati, violenze sessuali dei rumeni, incidenti stradali provocati da extracomunitari che finiscono pure in tv.
(Repubblica.it)
Premetto che ragionamenti di questo tipo giustificano gli stupri, perché magari la ragazza era vestita in modo troppo provocante (in sintesi, Maroni ripropone la battuta "Non siamo noi ad essere razzisti, sono loro che sono negri").
Scavando però anche solo col cucchiaino: la storia della neonata rapita a Napoli, secondo l'ONG Everyone è una montatura; le violenze sessuali, come ho già avuto modo di scrivere, sono commesse in Italia per il 90% da italiani, al 70% tra le mura domestiche (dati ISTAT); gli incidenti stradali sono commessi da stranieri ed italiani senza distinzione (vd. il caso recente dei giovani travolti a Roma da un italiano trentenne); se chi commette un delitto viene invitato in tv, la colpa è di chi organizza i programmi (siamo il Paese che pagò, coi soldi pubblici perché da parte della RAI, l'arbitro che ci buttò fuori ai mondiali 2002).
Nella stessa intervista, Maroni afferma che il dialogo c'è stato: interessante, dato che i siti per discariche ed inceneritori erano titolati "Top secret" dai quotidiani fino alla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale.
Ma sì, continuiamo a fidarci di questi geni. Diamoci in pasto a Maroni per le politiche immigrative (un ragionamento semplice: il reato di immigrazione clandestina, oltreché disumano, favorirà l'impiego di manodopera in nero, ora più ricattabile che mai), diamoci in pasto a Casini e Scajola per il nucleare!
Leggi l'intervista a Rubbia (premio Nobel per la fisica nel 1984: la Carlucci avrà da dire anche stavolta?) sul nucleare, ripubblicata sul blog di Daniele Luttazzi.
Io, francamente, sentivo la necessità di un terzo braccio. Capisco che non piaccia a tutti.
giovedì, 22 maggio 2008
Anna Maria Franzoni, dopo 6 anni, finisce in carcere con sentenza della Cassazione. Vespa: "Non finisce qui."
"La sentenza è giunta appena il nuovo governo si è insediato: questa è giustizia ad orologeria" ha commentato Vespa. "Questi signori non credano che per questo dovremo parlare di argomenti seri."
Nell'eventualità, fonti RAI affermano che Vespa avrebbe già pronto il plastico del carcere.